Le "botteghe" di Borgo Piave e Frigole

Quando si parla di "botteghe" ci si riferisce alla parola dialettale leccese "putee" che erano (e oggi forse sono ancora) il pari degli empori + il saloon del vecchio far west e lo erano in tutto e per tutto (sic!) negli anni in cui sono vissuto a Borgo Piave perché nulla avevano da invidiare all'epopea western, scazzottate comprese; mancavano, ovviamente, solo le pistole e i morti ammazzati; poi era la stessa cosa.
"Per un bicchiere di vino!" potrebbe essere la parafrasi del ben noto film western "Per un pugno di dollari" in quanto nelle botteghe succedeva di tutto proprio "per un bicchiere di vino".
Le botteghe di Borgo Piave erano due negli anni cinquanta e sessanta: quella della signora Iolanda Lubelli (detta in dialetto Violanda) e quella della signora Mariuccia Chirizzi. Erano situate in due posti che quasi si fronteggiavano nella meravigliosa, grandissima piazza di Borgo Piave e, come al solito, vi erano i frequentatori assidui sia dell'una che dell'altra bottega. A Frigole ve ne era una sola e il proprietario si chiamava Ronzino.
Al mattino questi empori espletavano la funzione di vere e proprie salumerie (la Iolanda aveva anche la licenza dei tabacchi) mentre alla sera, verso l'imbrunire, quando i contadini finivano la loro pesantissima giornata di lavoro nei campi, questi locali si affollavano e si iniziava il rito del gioco del tressette e, ad un certo punto, si cominciava a giocare a "patrunu" (padrone), un gioco semplice sul tipo del sette e mezzo ma spietato perché chi vinceva il giro e quindi era "padrone" poteva disporre a piacimento del vino acquistato con le puntate: allora, a volte, tutto filava liscio e quel che faceva il "padrone" andava bene; ma quando il padrone voleva vendicarsi di qualche sgarro e lasciava o faceva lasciare senza bere (in dialetto si dice "all'urmu") per molto tempo qualcuno, cominciavano i litigi e un po' per stanchezza, un po' perché le persone erano brille, un po' per odii sopiti per vario tempo, avevano inizio delle scazzottate memorabili che prendevano tutti i presenti e il fuggi fuggi generale era d'obbligo.
Da notare che la domenica e soprattutto d'estate il passatempo preferito non erano le carte bensì il gioco delle bocce e la piazza di Borgo Piave, perfetto campo di calcio, era pure ottimo campo di bocce, nelle adiacenze delle due botteghe.
Una volta assistetti ad una scazzottata indimenticabile: erano due contro uno, un baldo giovane che si era forse permesso di dire una parola di troppo durante una partita di tressette. Il poverino fu letteralmente accompagnato a casa a suon di pugni e dovette percorrere più di due-trecento metri dalla bottega della Iolanda fino alla sua abitazione, quasi accanto all'Edificio Scolastico, nel modo seguente: appena si voltava e diceva qualcosa ai due (che stavano a circa 7-8 metri dal malcapitato) questi subito lo raggiungevano e sferravano altri pugni; pensate un po' che il poveretto si fermò all'incirca quattro-cinque volte e potrete capire in che stato arrivò alla sua casa.
La verità su questi fatti è che, come per gli Stati Uniti d'America, anche la zona di Frigole e Borgo Piave era formata da gente venuta lì a colonizzare i campi da varie parti della Puglia e soprattutto della Provincia di Lecce al tempo dell'Opera Nazionale Combattenti, voluta da Mussolini per premiare i reduci della guerra 1915-1918; insomma varie e variopinte erano le provenienze delle famiglie che portavano avanti spesso odii atavici magari maturati decenni e decenni prima nei luoghi d'origine.
Il marito della Iolanda, Mesciu Vittorio, era il ciabattino della borgata ed era pure, nella bontà del termine, un "capopopolo", un uomo insomma che si prendeva a cuore le sorti della borgata e che ricordo grande organizzatore, insieme a mio padre e ad altri, della Festa di S. Antonio.
Il marito della Mariuccia, Mesciu Giuanninu (Giovannino), era il meccanico della borgata e portava anche le bombole del gas nelle varie case. Fu lui a impiantare, nelle adiacenze della sua bottega, il primo distributore di benzina di tutta la zona; l'anno non lo ricordo, doveva essere forse il 1963/1964; benzinaio era il figlio, Gigi Chirizzi, buon giocatore di calcio e oggi titolare a Lecce di una avviata Scuola Guida.